Lei non sa chi sono io!

Sono ormai passati parecchi decenni da quando il Principe Totò ironizzava sui deliri di onnipotenza dell’italiano medio che, da una qualsiasi posizione appena “superiore” all’interlocutore del momento, sparava la classica frase ormai divenuta arcinota: “Lei non sa chi sono io!”

Al di là delle risate che il Principe riusciva a scatenare con la sua battuta, questo modo di porsi alle persone, è divenuto (o forse è sempre stato) un malcostume tutto italiano.

Dalla vita reale ai social media, questo comportamento non conosce orizzonti e contagia una varietà di personaggi (o autoproclamatisi tali) ormai senza più molte distinzioni od eccezioni tra famosi o presunti tali.

A parte la moglie di Bersani che, si dice, abbia apostrofato una vigilessa con la classica frase spocchiosa per tentare di farsi togliere una sanzione per divieto di sosta e che, qualora risultasse vero, rischierebbe anche di essere trascinata per vie legali, come una sentenza della Cassazione del Luglio di quest’anno dimostra, la cosa più divertente e che sta saltando agli onori della cronaca in questi giorni, è questo tipo di comportamento all’interno dei social network o comunque del web (Gasparri docet).

Senza soffermarci su aspiranti cabarettisti, più o meno noti, che girano per Twitter con la bandiera del “Ma chi è questo? Chi lo conosce?”, oppure con le classiche esclamazioni tipo “sei solo uno sfigato”(senza avere la più pallida idea di chi si abbia di fronte), siamo ad analizzare, speriamo con la solita leggerezza, uno dei casi più eclatanti di “figuraccia 2.0”, altrimenti detta #EpicFail.

Ci riferiamo alla incredibile caduta di stile e dimostrazione di ignoranza (del mezzo e delle più basilari nozioni di comunicazione) della vicenda #poernano, legata alla Giornalista de’ Il Sole 24Ore, andata in scena in questi giorni e che non perdo tempo a ricostruire perché ormai arcinota a tutti credo.

A parte il fatto che gli insulti sono da condannare comunque (sono stati apostrofati in malo modo, oltre al povero malcapitato che intendeva solo segnalare un contenuto, anche l’intero insieme degli abitanti della Provincia di Brescia), ciò che mi sconvolge maggiormente è l’incredibile ignoranza del mezzo (twitter) e delle basilari nozioni di netiquette che una professionista (sì, una professionista, iscritta all’albo e pagata per scrivere e comunicare) dovrebbe possedere per ottenere un lavoro del genere, in special modo se questa posizione ha come focus il mondo del lavoro stesso. Se non ci fosse da piangere, mi ammazzerei dalle risate.

Premetto che se fosse accaduto nella mia azienda, un errore del genere, sarebbe stato pagato con l’allontanamento immediato, essendo ampiamente dimostrata la mancanza di qualità, professionali e umane, per ricoprire una posizione simile. Sei una professionista? Sei pagata come tale? Ed allora un errore del genere non è in nessun modo ammissibile. Ed invece no, quella “Signora” è ancora lì al suo posto che pontifica dall’alto dei “suoi” 8k followers (@24job) come se nulla fosse successo (in realtà se proprio vogliamo metterla sul cielodurismo del numero dei followers la trovate qui … @santonocito). Questo, a mio modo di vedere, è il vero scandalo che emerge dall’accaduto.

Uno dei mali del “Sistema Italia” (ne sono sempre più convinto) sono gli incompetenti che occupano posti di rilievo senza averne le capacità e che vi rimangono una volta acclarata la loro inadeguatezza a ricoprire questi ruoli.
Lo dico senza timore di essere smentito, questa “Signora” È INADEGUATA a ricoprire quel ruolo e questo forse lo sa anche lei, una tale reazione non può che essere dettata dall’ignoranza che proviene dal fare una cosa di cui non si conoscono i segreti né le dinamiche più elementari… il cane d’altronde morde quando è spaventato…

Quello che mi rammarica è che l’editore od il direttore responsabile di una testata come il Sole24 Ore (che potrebbe avere file di geni fuori dalla porta ad aspirare ad una posizione nemmeno paragonabile a quella ricoperta dalla Santocito), non abbia preso seri ed immediati provvedimenti a riguardo.

Sulle dimissioni della Signora nemmeno a sperarci, conoscete personalmente qualcuno che si sia mai dimesso da qualcosa? Ok, domanda retorica in Italia… Chiaro, Il Sole24 Ore ha tutta la libertà del mondo di lasciarla al suo posto, però poi non si lamenti se nella rete inizia a precipitare la considerazione nella testata, la quale, per i temi che tratta, dovrebbe essere una delle più attente e predisposte ad analizzare le dinamiche sociali, oltre che economiche, del paese.

Ma tanto perché preoccuparsene… “il popolo della rete? E che roba è?”
Attenti Signori miei, state commettendo un grave errore… Siamo persone informate ed argute, non più i lettori silenti di un tempo; non potete più considerarci un pubblico innocuo, siamo un “flash mob”, ed abbiamo una voce… e a volte può diventare un urlo…

Le “scuse” poi, sono state ancor peggiori del fatto stesso, sia quelle arrivate dall’account della testata, sia quelle della giornalista.
In questo malridotto paese non c’è più quasi nessuno che abbia il coraggio e la forza di scusarsi e se non lo fa chi ha un tale livello di visibilità, come possiamo poi pretendere che le persone normali, nella vita di tutti i giorni, si scusino dopo aver commesso un errore.
Qualche estate fa si parlava tanto di “furbetti del quartierino” , io parlerei invece di “furbetti del Paesino” con tutta la negatività che riuscite ad immaginare nell’accezione.

Se questo è lo specchio della nostra cultura odierna, possono togliere anche tutte le Province, tanto sempre provinciali resteremo, rimanendo, sempre più, ai margini del mondo moderno.

Viva l’Italia e gli italiani, o quel che ne rimane…

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Comments

  1. ladyzeta says:

    Una grande verità in questa frase: “non potete più considerarci un pubblico innocuo” ormai ciò che viene detto non può più essere detto a caso né scritto a caso. C’é un pubblico attento ad osservare e diffondere. Nessuno resta impunito. Bella analisi.

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