E lo #Spread si impenna

SpreadTermine una volta relegato ad ambienti della finanza e dell’economia è oggi un argomento di cui tutti si sentono in diritto di disquisire. Del resto se se ne parla a Studio Aperto tra una tetta ed un culo perché non dovrebbe farlo anche il mio panettiere?

Non si sa bene cosa sia, l’importante è parlarne e lamentarsene, ma soprattutto: stare attenti a quel numerino che tg e giornali ci ricordano ogni santo giorno. C’è chi se lo sogna la notte, chi prova a spezzettarlo per giocarselo sulla ruota di Piazza Affari e chi ci fa addirittura la smorfia napoletana.

Su una cosa siamo tutti d’accordo: funziona al contrario. Vale a dire: più sarà alto e più dovremo mettere mano ai capelli. Quindi bando alla gara del “celolunghismo”, qui conta il “celocortismo”.

Ho visto famiglie rovinarsi per lo spread: “L’hai preso il latte? No! Dovevi farlo tu! Io? Scusa, ma lo spread mi sta facendo andare fuori di testa, potremmo prenderci una pausa di riflessione?”. Sto ovviamente scherzando e non voglio assolutamente addebitare la fine della mia relazione allo spread (forse).

Seriamente, di cosa si tratta? Sono sicura che lo sappiamo già tutti ma ripassarlo non fa mai male. Lo Spread è il differenziale del rendimento tra i titoli dello stato italiano a lungo termine, 10 anni (Btp= Buoni del Tesoro pluriennali) ed i corrispondenti titoli di un altro Stato, il nostro riferimento sono i Bund tedeschi.

Lo Stato emette questi titoli obbligazionari col solo scopo di raccogliere liquidità tra i risparmiatori, che sottoscriveranno i BtP in cambio di un certo ritorno economico. Maggiore sarà il rischio, maggiore sarà il rendimento. C’è da precisare che solitamente i Titoli del Tesoro hanno rendimenti bassi proprio perché molto sicuri, un rendimento elevato è indice di alta rischiosità e di un Paese che non sta vivendo un momento facile. Per esempio: i BtP di un Paese affidabile hanno un rendimento del 4% circa, l’Italia ha superato il 6,5% in questi giorni. Sembran pochi due punti percentuali ma su grandi numeri fa davvero la differenza.

Perché è così importante lo spread?

Semplice, più sarà alto più il nostro Paese sarà ritenuto inaffidabile e dovrà quindi alla scadenza pagare interessi più elevati ai risparmiatori che hanno sottoscritto quei titoli. Adesso potrete domandarvi: e a noi che ce ne frega? E invece no! Gli interessi che lo Stato è tenuto a pagare è la sommatoria di un insieme di elementi che ci riguardano tutti, personalmente: una buona politica economica e un Governo affidabile per citare i più importanti.

Ok, livello di noia raggiunto. Siete svegli? Ho notato che lo spread riempie i primi titoli dei giornali quando non c’è di meglio di cui parlare. Per magia appena un politico ne spara una bella grossa lo spread viene trascurato in un angolino, come se non fosse più un nostro problema e tornasse ad essere materia d’interesse degli addetti ai lavori. Strano vero?

Lo spread sembra un frutto stagionale, torna a periodi. E puntualmente c’è chi rilascia dichiarazioni per la serie “caduto dal pero”. Colpa di Berlusconi prima, colpa di Monti adesso. Elucubrazioni mentali che si sprecano nella piramide sociale che va dall’operaio al dirigente: ognuno la vede a proprio modo, com’è giusto che sia.

Intanto su Twitter ci divertiamo con hashtag, paragoni ed infilando lo spread ovunque per strappare un sorriso, perché la vera crisi è quella del non saper più ridere di ciò che ci circonda, facendo vincere non solo il lunedì nero ma anche l’umore nero.

@ItsCetty

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